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tradizioni, aneddoti e curiosità
 

  Isola di San Pietro - Carloforte - Lungo Mare

Nomi, soprannomi e antichi retaggi linguistici liguri

Il dialetto di Carloforte non ha molto a che spartire con quello sardo: come le linee delle abitazioni rammentano atmosfere caratteristiche delle sponde settentrionali del Tirreno, allo stesso modo la parlata dei tabarkini ha una chiara ascendenza ligure, e precisamente pegliese (dalla città di Pegli). L'identità linguistica sull'isola è assai radicata: tutti, dai fanciulli agli anziani, conoscono il carlofortino, che è oggi utilizzato addirittura in alcune attività didattiche nelle scuole locali. Allo stesso modo del dialetto, anche l'onomastica degli isolani conserva una fervida memoria del suo passato: i cognomi più diffusi, hanno derivazioni principalmente liguri, ma anche napoletane e ponzesi: Ageno, Alimonda, Aste, Baghino, Boccone, Boggio, Biggio, Borghero, Cambiaggio, Capriata, Canepa, Cipollina, Danovaro, Damele, Ferraro/a, Gerra, Gallo, Granara, Grosso, Leone, Luxoro, Masnata, Napoli, Opisso, Rivano, Parodi/o, Rombi, Tagliafico, Pellerano, Pittaluga, Profumo, Repetto, Rocco, Rossino, Rosso, Pomata, Tavella, Traverso, Vacca, Damico, Poma, Provenzale, Feola, Scotto, Mazzella e ancora altri.
Una peculiarità molto curiosa dell'isola è la smania degli abitanti di affibbiare un soprannome a tutti e a tutto, e alle volte legandolo anche ad un proverbio. I più diffusi soprannomi identificano alle volte anche un gruppo familiare, e si accompagnano al nome proprio del loro latore (sino alle volte addirittura a sostituirlo) o ad una sua particolarità fisica o, ancora, alla mansione che svolge nella vita:
Sanpé, Barì, Braghétta, Bedun, Spuincia, Gambalòffua, Giascia Gordi, Fovarustia, Girumétte, Ballenaigre, Castagnétta, Ròccini, Lustriamiettu, Sbirottu, Bagàsciu, Sinéa, Grilléttu, Pappagàggiu, Pescéttu, Gubéttu, Tumpò, Munega, Bastardéttu, Bòbba, Cogapignàtta, Lufuetta, Cunigiu, Giochetti, Mamarussetta, Babé, Patechétta, Brànca, Corne d'òse, Mancirittu, Gattussu, Nèrvu, Galligna Lòcca, Bambinéttu.

I Novelli Innocenti

Uno degli episodi certamente più drammatici della storia delle crociate, il vasto movimento religioso - militare che si sviluppò in Europa fra XI e XIII secolo teso alla riconquista della Terra Santa, fu quello della "crociata degli innocenti". Vennero allora radunati manipoli di giovanissimi fanciulli: la loro innocenza avrebbe dovuto disarmare le truppe degli infedeli e liberare la Palestina. Ma la sventatezza con cui tutto fu organizzato, diede adito alla tragedia. Due dei vascelli che trasportavano una di queste torme di ragazzini in oriente, fecero naufragio sulle coste dell'isola, e ogni loro passeggero trovò la morte. In loro onore, papa Gregorio IX fece erigere, sul luogo in cui vennero tumulati i resti di quei piccoli martiri del fanatismo umano, la "chiesetta dei novelli innocenti in Carloforte". Oggi si trova in quella che ormai è diventata la periferia di Carloforte, nel quartiere Fontane. Vi è qui sepolto anche il celebre ammiraglio Vittorio Porcile.

Balli e canzoni tabarkini

La danza ha una forte connotazione simbolica presso qualsiasi tradizione: ed i carlofortini anche in questo non sono da meno. Il tipico ballo tabarkino ha origini assai antiche, essendo nato quando ancora la comunità viveva sull' isola tunisina da cui prende il nome. Questa aggraziata coreografia aveva luogo con l'intento di rompere la monotonia della vita della popolazione costantemente dedita al lavoro. Questo ballo figurato, che rappresenta un elegante corteggiamento, consta di varie parti: la scena, la riverenza, la "busticca", il "rondò", il "coro con ballo" e la "scena finale". La musica sulla quale veniva eseguito si è naturalmente molto modificata nel corso degli anni; oggi viene comunque ancora eseguito dalla locale comunità, dove giovani e meno giovani, slanciandosi in queste danze, continuano a tramandarne la memoria. Anche la musica è nel sangue dei carlofortini: antiche canzoni, dialettali o meno che siano, sono trasmesse di generazione in generazione attraverso la loro esecuzione pubblica. Una delle più amate, che nelle nottate tabarkine non è insolito ascoltare eseguita da gruppi di appassionati in giro per la città, e L'isola verde. Altri motivi molto amati a San Pietro sono: Non mi mandar più lettere, Sera di San Giovanni, Sei bella sei splendida, Aprite la finestra, Mi sovvien, Tramonto d'Aprile, La serenata delle serenate.
 

Consigli di lettura...

Chi volesse approfondire la propria conoscenza su Carloforte e sull'isola di San Pietro, può consultare i seguenti testi:

- Agus, (Storia religiosa di Carloforte), Della Torre, Cagliari, 1988

- Aste-Cambiaggio, (Carloforte: la città e la storia), della Torre, Cagliari, 1992

- Ferraro, (Da Tabarka a San Pietro), Grafica Parteolla, Dolianova, 1989 

- Leone-De Francesco, (Gente di mare), Gasperini, Cagliari, 1997  

- Pellerano- Rivano, (La natura dell'isola di San Pietro), della Torre, Cagliari, 1997

- Pellerano, (La flora dell'isola di San Pietro), Della Torre, Cagliari  

- Pintus, (Miniere e battelli), Dumiè, Cagliari, 1996

- Racheli, (L'aicipelago del Sulcis), Vert, Sardegna, 1981 - - 

- Simeone- Strina, (Antologia Carolina), Della Torre, Cagliari, 1988

- Simeone- Strina, (Carloforte e la sua isola), Bandecchi e Vivaldi, Pontedera, 1992

- Simeone-Strina, (Su quella plaga azzurra), Bandecchi e Vivaldi, Pontedera, 1993

- Vallebona, (Dizionario Tabarkino - Italiano), Compagnia dei librai, 1987