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Se mai Madre Natura ha giocato a dadi, il suo tavolo fu certo
I 'isola di San Pietro. Qui le fantastiche movenze della roccia si sono combinate in mirabolanti acrobazie di forme, contribuendo a creare scenari fantastici.
II rosso di certe rocce si combina col bianco della sabbia e I 'azzurro profondo del mare, magari sullo
sfondo smeraldino della macchia mediterranea, creando così cromatismi incredibili e mozzafiato, che restano scolpiti nel cuore di chi ha la fortuna di ammirarli. Nelle sue acque terribilmente blu, nel suo cielo sempre terso dal vento, questa è
I 'isola di San Pietro, colla sua ineffabile bellezza... ed è per cogliere
questi aspetti, che sono qui di seguito proposti alcuni itinerari fra le meraviglie
dell'isola, che certo non abbandoneranno presto i ricordi di chi ha la fortuna di
contemplarli.
1° itinerario:
periplo dell'isola in barca - Durata: 3
ore - Difficoltà: facile.
Un'eccellente occasione per goderci appieno la bellezza di San Pietro è compiere nella stagione estiva il periplo
dell'isola in barca. Affidandoci ad uno degli esperti comandanti locali che guidano le imbarcazioni impegnate in questo
servizio, è possibile godere in tutti loro particolari le cale, gli scogli, le spiagge e le
insenature di San Pietro. Appena lasciato il porto, in direzione sud, si giunge alle spiagge di
Spalmadoreddu e di Giunco, e si incontra Seccagno e la bella e riparata spiaggetta di Girin. Mentre sabbie rosa e bianche si alternano a ripide
scogliere, si arriva alla spiaggetta di punta Nera, dove ci trova anche una grotta marina. Una
volta doppiata la punta, si giunge nella cpiaggia di Guidi; oltre, in un mare crictallino, ci adagia la spiaggia della Bobba. Proseguendo, si perviene alle meravigliose colonne di Carloforte, le quali cono state giustamente dichiarate
monumento nazionale. A poche centinaia di metri si trovano la spiaggia del
Lucchese, I'isolotto du Genia e punta Grossa, presso la quale vi sono i
favolosi anfratti dei Busselli. Superata la punta, ci si ritrova a la Conca (con le sue piscine
naturali) e nel golfo della Mezzaluna, con le sue incredibili grotte (le quali, con barche adatte, possono
essere visitate). Lasciando la Mezzaluna, si incontra la grotta del Buemarino (celebre in quanto sino ai primi decenni
del XX secolo vi trovava riparo la foca monaca), punta Fradelin e punta Spalmatore, con la
sua grande e meravigliosa spiaggia. Dopo la spiaggia la Caletta, la costa é quasi completamente rocciosa, inframmezzata però da cale di rara bellezza. Si incontra poi la punta dei Cannoni, le Spine e Caporosso,
punto in cui assai di frequente le barche sostano per offrire I
'opportunità di in bagno in queste indimenticabili acque. Da questo punto in poi si
può sperare di incontrare l'avifauna più rara, come il falco della Regina. Lasciato Caporosso alle spalle, si giunge a Capo Sandalo, dominato dal
maestoso faro, con dinanzi l'isolotto del Corno, un vero paradiso per i sub. Si entra poi nella splendida cala di Calafico; si
prosegue in seguito al fianco della Borrona, uno strapiombo roccioso di indicibile bellezza, dove le rocce erose e modellate dal vento e dal mare
assumono mille forme. Di lì a poco si arriva al canale di Calavinagra, luogo dalla bellezza non comune, al largo del quale un tempo
si trovava una tonnara, detta appunto di Calavinagra. Proseguendo, si incontra prima la
piscina naturale del Troggiu e poi Nasca, con le sue grotte e il suo
alternarsi di anfratti e piccole cale rocciose. Oltre, si arriva alla
splendida grotta di Punta delle Oche, della profondità di circa cinquanta
metri: meta assolutamente d'obbligo per le piccole imbarcazioni. Si incontra poi il Canale di Mamerosso (nei
pressi del quale si trova il fungo di pietra), punta Regolina e le Tacche Bianche, davanti alle quali, nei mesi che vanno da aprile a giugno, si cala la tonnara.
Più avanti si incontra il tranquillo canale di Calalunga, il piccolo canale delle Natte, la bella
scogliera della Punta con i vicini stabilimenti per la conservazione e la lavorazione del tonno. Proprio dinanzi alla Punta
si trova l'isola Piana, che accoglie il residence Villamarina, e, lì accanto, il
basso e minuscolo isolotto del Ratti. La costa da qui si abbassa, e si incontra Tacca Rossa e la spiaggetta di Cantagallina: ci
si ritrova oramai quasi al punto di partenza e, costeggiando il
Canalfondo, si ritorna in porto dalla direzione opposta a quella seguita alla partenza.

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Calafico - Panorama |
Troggiu - Veduta |
2° itinerario:
da Carloforte alla località la Punta (la tonnara) - Durata: 30 minuti
- Difficoltà: facile.
Lasciando il paese verso nord e imboccando la provinciale in direzione della Punta, si compie una suggestiva passeggiata, lungo la quale
si ha modo di ammirare le numerosissime casette bianche, circondate da ordinati appezzamenti di terreno. Una volta giunti alla prima salita,
si devia a destra verso Tacca Rossa, oppure si prosegue lungo la provinciale, che si inerpica sulla collina giungendone
sulla sommità, da cui si ha modo di ammirare un panorama davvero splendido, che
si stende dalle vicine isola Piana e isola dei Ratti sino alla costa sarda, abbracciando una veduta di rara bellezza. Da li
si prosegue per la Punta, dove si trova la tonnara, o, meglio, la parte
terrestre della struttura, che contempla gli stabilimenti (il cui interno non e però accessibile) per la lavorazione e la conservazione del tonno. Merita una menzione speciale il mare di questo tratto di costa, particolarmente limpido e blu.
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Sant' Anna |
Memerosso - Fungo di pietra |
3" itinerario:
da Guardia dei Mori a punta delle Oche e al fungo di pietra- Durata: 1
ora. - Difficoltà: facile.
Usciti dal paese in direzione del campo sportivo, si imbocca la salita Rombi che conduce fuori dal
paese e continua per la salita cementata di Rumbu: si perviene immediatamente un centinaio di metri
più in alto, un punto dal quale è possibile ammirare uno splendido panorama che abbraccia il porto e le
saline. Proseguendo nella strada asfaltata, immersa nel verde dei pini, si arriva a Nassetta e a Guardia dei Mori, la
località più elevata dell' isola. Al bivio che si incontra sulla strada si
svolta a destra, e si giunge quasi immediatamente ai piedi del bricco di Guardia dei Mori, punto in cui si può sostare e partire per una
passeggiata verso la sommità del rilievo adiacente, godendosi una
full-immersion nel verde della macchia mediterranea. Una volta lasciato il bricco, si scende, sempre per la strada bianca, verso punta delle Oche e, con pazienza, dato lo
stato della carreggiata, percorrendola tenendo a sinistra il mare e a
destra la collina, si giunge al punto esatto dove si trova la favolosa grotta di punta delle Oche. Da terra non
è facile raggiungerla, ma con un po' di pazienza si può scendere verso il mare, facendo attenzione agli
strapiombi e ai pericoli derivanti dalla conformazione della costa.
Proseguendo per altri 15 minuti, sempre tra punta delle Oche e il
suggestivo canale di Memerosso, si giunge, seguendo il sentiero (che si sviluppa
sulla sinistra, all'altezza del Pulpito) indicato da un segnale, al fungo di pietra. Quella chiamata fungo di pietra e una particolare conformazione rocciosa, modellata dagli agenti erosivi, che ha appunto la forma di un fungo, alto all'incirca come un
essere umano. A pochi passi di distanza, si trova un secondo fungo, che sembra però coricato: in questo
paesaggio selvaggio il padrone incontrastato è il vento, che ha modellato queste rocce come ce
fossero argilla. Proseguendo ulteriormente si ritorna, continuando a
destra, alla strada di Guardia dei Mori o continuando a sinistra, verso
Calalunga.
4° itinerario:
da Gioia a Nasca (Troggiu) - Durata: 25 minuti a piedi dal bacino. - Difficoltà: media (ultimo tratto impegnativo)
Percorrendo la strada provinciale Carloforte - Capo Sandalo per circa un terzo della sua
lunghezza, dopo la salita della Mandria, si arriva su di un piccolo altipiano. Seguendo le indicazioni collocate
sulla destra per Gioia e Nasca, si imbocca una strada comunale di cemento, completamente immersa nel verde dei pini e circondata dai lindi appezzamenti di terreno che fanno capo a delle belle
casette bianche. Si svolta poi a sinistra verso le Commende e Nasca, per arrivare, in 30 minuti circa, alla centrale anemo - eolica (vi
è anche una segnaletica che la indica) e al bacino artificiale di Nasca. Qui
si può ammirare un paesaggio selvaggio ricoperto da una rigogliosa macchia mediterranea.
Si lascia quindi il mezzo di trasporto con cui si è giunti sin qui in
prossimità del bacino: attraversati i cancelli della recinzione intorno al bacino, passati
sulla diga di contenimento, si attraversa un'ulteriore cancellata ,quasi dirimpetto al mare, dove
si incontra immediatamente il sentiero che conduce al Troggiu, una piscina naturale. L'inizio del sentiero e assai agevole, addirittura
lastricato; ma in seguito diventa man mano più difficoltoso. Al termine del
sentiero percorribile, si vede sulla destra una scogliera a strapiombo sul mare, e sulla
sinistra una sorta di valle molto frastagliata. Il Troggiu si trova esattamente alla fine di questa "valle", a pochi
metri dall'acqua. Vista la relativa difficoltà dell'ultimo tratto, è consigliabile
munirsi di calzature adatte e dotarsi di una borraccia.
5" itinerario:
da località Paradiso a località Sepoltura e il Nuraghe - Durata: quattro ore (andata e ritorno) a piedi.
- Difficoltà: media.
Percorrendo la provinciale che collega Carloforte con capo Sandalo e il faro, all'incirca a metà della strada si incontra, prima, a destra, la deviazione per Gioia e Nasca e poi, duecento metri piu avanti, a sinistra, la deviazione per il Paradiso. Imboccata
quest'ultima strada, si parcheggia il proprio mezzo sullo spiazzo in terra battuta che
si incontra quasi immediatamente. Si percorre la strada bianca per circa cento metri fino a trovare una piccola discesa di cemento, alla fine della quale si incontra
(sulla destra) un bellissimo esemplare di palma nana di San Pietro. Si prosegue ancora per qualche decina
di metri, per poi, lasciando la strada principale parzialmente cementata, imboccare il primo viottolo che si incontra sulla destra. La strada (che
in alcuni punti si riduce ad un sentiero) e percorribile solo a piedi. Seguendo il tragitto
sempre verso l'interno, si vedono molti esemplari di pino d' aleppo, di cisto,
rosmarino, olivastro, mirto, corbezzolo. Proseguendo, si nota come la vegetazione tende ad
abbassarsi. Dopo circa 40 minuti di percorso, si incontra il rudere di una
piccolissima (un solo ambiente) casa colonica, in pietra; proseguendo per
altri 20 minuti si perviene alle rovine di una vecchia fattoria, con un grosso recinto circolare in pietra. Guardando da qui il mare in direzione della Caletta, cioè a sud - ovest, spicca sulla
sinistra una collina, il bricco del Polpo, presso la quale, sulla cima, si
trovano gli antichissimi resti di un nuraghe, solo parzialmente visibili, essendo completamente ricoperti di vegetazione. Dai resti della fattoria si imbocca il sentiero che scende, girando subito a
sinistra: fra la vegetazione, si arriva alle pendici del bricco, che una volta aggirato, svela sul lato che guarda al mare dei
sentieri che conducono sulla sua cima, da cui è possibile godere di un Panorama non
facilmente eguagliabile.
6° itinerario:
Pozzo Grande, ripa del Sardo,Macchione e saline. - Durata: 2 ore a piedi.
- Difficoltà: facile.
Dal paese ci si dirige verso la chiesetta di San Pietro e via del Pozzo Grande. Percorrendo la strada cementata fino alla fine del paese, si incontra un recinto dove si trova un antico pozzo romano (ancora chiuso al pubblico). Procedendo oltre,
sì arriva ad una strada campestre che si inerpica sulle alture della collina, nel mezzo di una lussureggiante vegetazione arborea:
è questa la ripa del Sardo, che conduce sulla collina che circonda il macchione e la laveria delle vecchie miniere. In cima alla collina,
seguendo il sentiero principale, si arriva, dopo poche centinaia di metri, alla strada provinciale: costeggiandola in
discesa fino alla vecchia laveria e alla miniera (nei pressi della quale si trovano dei resti nuragici, ardui da raggiungere perché al momento
sprovvisti di un sentiero), la quale lambisce la zona del macchione (ricca di appezzamenti di terreno e di caratteristiche
casette tabarchine).Proseguendo, si arriva al bivio per Carloforte: la città la si raggiunge in un
suggestivo percorso lungo il canale delle saline, nelle quali sono soliti sostare
numerosissimi fenicotteri rosa.
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